domenica 15 dicembre 2013

Love talks

Ci sono due modi di vivere. Uno: dominati dalla paura; l’altro: orientati verso l’amore.

Vivere dominato dalla paura non ti condurrà mai a un rapporto profondo. Resti impaurito e non tolleri l’altro, non permetti all’altro di arrivare fino al tuo centro. Gli dai il permesso fino a un certo punto – poi c’è un muro e tutto si ferma.

La persona orientata verso l’amore è la persona religiosa. Una persona orientata verso l’amore è una persona che non ha paura del futuro, che non ha paura dei risultati e delle conseguenze, che vive qui e ora.
Se sai vivere in questo momento, nel momento presente, in questa pienezza, solo allora sai amare. L’amore è un fiore raro. Fiorisce solo ogni tanto. Milioni e milioni di persone vivono nella falsa convinzione di essere innamorate. Credono di amare, ma è soltanto una loro idea.

L’amore è un fiore raro perché fiorisce soltanto quando non c’è paura, mai prima. Questo vuol dire che l’amore può accadere solo a una persona profondamente spirituale, religiosa. Il sesso è per tutti, la conoscenza superficiale è per tutti. L’amore no.
Solo quando non ti senti impaurito, allora non c’è nulla da nascondere, allora puoi aprirti, allora puoi eliminare tutti i confini. E allora puoi invitare l’altro a penetrare fino al tuo centro.

E ricorda: se permetti a qualcuno di penetrarti profondamente, anche l’altro ti permetterà di farlo, perché quando lasci che qualcuno ti penetri, crei fiducia. Quando non hai paura, l’altro diventa intrepido.

Nell’amore che vediamo oggi intorno a noi, la paura è troppo spesso presente. Il marito ha paura della moglie, la moglie ha paura del marito. Gl’innamorati hanno sempre paura. Non si aprono, non eliminano i confini. Ma questo non è amore. È soltanto un contratto fra due persone impaurite, che dipendono l’una dall’altra, che si combattono, si sfruttano, si controllano, si dominano e si posseggono – ma non è amore.

Cos’hai da perdere? Niente. Questo corpo sarà preso dalla morte. Prima che sia preso dalla morte, fanne dono all’amore. Tutto ciò che hai ti verrà tolto. Prima che ti sia tolto, perché non condividerlo? Questo è l’unico modo di possederlo davvero. Se sei capace di donare e condividere, sei il maestro. Ti verrà tolto. Non c’è niente che puoi tenere in eterno. La morte distruggerà tutto.

Allora cos’è questa paura? Perché hai così tanta paura?
Anche se si venisse a sapere tutto di te e tu diventassi come un libro aperto, perché aver paura? In quale maniera questo può farti del male? Sono solo idee sbagliate, condizionamenti dati dalla società – che ti devi nascondere, che ti devi proteggere, che devi stare sempre in guardia, che tutti sono dei nemici, che tutti sono contro di te.
Non c’è niente di cui avere paura. Questo deve essere compreso prima che possa accadere una vera relazione sentimentale. Non c’è niente di cui aver paura.

Meditaci su. E poi permetti all’altro di entrare in te, invitalo a entrare. Non creare barriere da nessuna parte, diventa un passaggio sempre aperto, senza porte, senza lucchetti. Allora l’amore è possibile.

Quando due centri s’incontrano, nasce una cosa nuova. Questa cosa nuova è l’amore. Ed è proprio come l’acqua – la sete di tante e tante vite viene appagata. Improvvisamente ti senti soddisfatto.
Quello è il segno visibile dell’amore; ti senti contento, come se avessi raggiunto tutto ciò che desideri. Non c’è più nulla da conseguire ora; sei arrivato alla meta. Non c’è un’altra meta, il destino si è compiuto. Il seme è diventato fiore, è arrivato alla completa fioritura.

Una profonda contentezza è il segno visibile dell’amore. Ogni qualvolta una persona è innamorata, si sente profondamente appagata. L’amore non si può vedere, ma la contentezza, la soddisfazione profonda tutt’intorno… ogni suo respiro, ogni suo atto, il suo essere stesso è contentezza.

Puoi sorprenderti quando dico che l’amore ti rende privo di desideri, ma il desiderio viene dall’insoddisfazione. Desìderi perché non hai. Desìderi perché pensi che se avrai qualcosa, sarai contento. Il desiderio viene dalla scontentezza.
Ma quando c’è l’amore e i due centri si sono incontrati, uniti e dissolti, ed è nata una nuova qualità alchemica, ti senti appagato. È come se l’intera esistenza si fosse fermata – non c’è più movimento. Allora, il momento presente è l’unico momento.

Per questo ti dico: l’amore fa sparire i desideri. Sii coraggioso, liberati dalla paura, sii aperto. Lascia che il centro di un altro s’incontri con quello che è in te e attraverso questo rinascerai, si creerà una nuova qualità dell’essere.
Se c’è l’amore, sentirai veramente per la prima volta che l’esistenza è divina e tutto il creato è una benedizione. Ma c’è molto da distruggere prima che ciò sia possibile. Molto dev’essere distrutto prima che ciò sia possibile. Devi abbattere tutto ciò che crea delle barriere dentro te.
Fai dell’amore un sadhana, una disciplina interiore. Non permettere che sia soltanto una cosa frivola, non permettere che sia solo un’occupazione della mente. Non permettere che sia soltanto una soddisfazione del corpo. Fanne una ricerca interiore.

La chiave di base è questa: devi permettere all’altro di penetrarti sin nel recesso più profondo del tuo intimo, fino alle fondamenta del tuo essere. La distruzione dell’ego è la meta. Da qualunque porta si entri nel mondo interiore – dall’amore, dalla meditazione, dallo yoga, dalla preghiera – qualunque sentiero si scelga, la meta è la stessa:
la distruzione dell’ego, buttare via l’ego.


Osho, Love Talks

martedì 3 dicembre 2013

Le anime

[non ho parole e allora rubo quelle di qualcun altro]

"Le anime si incontrano per caso,
per curiosità, per determinazione.
In tutti i casi, l’incontro ha sempre del miracolo.
Nella coincidenza,
la componente magica è più evidente,
ma decidere, partire, muoversi a tempo,...
fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo
è miracoloso
come la costruzione di tutte le cose immaginate."

Vinicio Capossela


"Another sunny day"

 

sabato 23 novembre 2013

Vedrai, vedrai...

Come diceva Luigi Tenco:

"Perchè scrivi solo cose tristi?"
"Perchè quando sono felice esco".

Esco un po', people.
Ho voglia di essere felice.
Scriverò quando saprò di nuovo trovare le parole per descrivere la cose belle.

Esco un po', people.

Little Erica

domenica 17 novembre 2013

"Un anno di..." - Testamento per rinascere e avviarsi alla versione 2.0

Intro

La notte del 30 ottobre del 2012 mi trovavo sulla panchina fuori dalla mia casa spagnola, a parlare con il mio compañero di sempre, dei nostri progetti e del nostro futuro. I mesi di volontariato erano agli sgoccioli, io ero materialmente (ma non mentalmente) pronta per tornare in Italia. Lui mi chiese se davvero volevo finire gli studi. 
"Sì, ci proverò"
"Ma quanto ti manca?"
"Sei esami e una tesi di circa 100 pagine"
“Quindi un anno” - mi disse.

Un anno. In quel momento mi resi conto del tempo davanti a me, che mi schiacciava e mi impauriva.
Un anno. Dodici mesi prima di potermi dire di nuovo libera e inseguire i miei sogni.
“Ma davvero, così tanto? E’ troppo, vedremo cosa accadrà”.

365 e più giorni dopo, ho dato i 6 esami, la tesi è di 140 pagine e il compañero non c’è più.
Ma io ho imparato che il tempo è relativo, che i mesi a volte scorrono tutti uguali e velocissimi, e che poi capita una settimana che vale mezza vita.
Ho imparato che si possono ritrovare amicizie vecchissime come se fossero cristallizzate nel tempo e che basta un minuto per chiudere per sempre con qualcuno.
Ho imparato anche che io non controllo niente, che tutto capita quando mi deve capitare e che devo anche sapermi abbandonare.

Ho imparato che mi posso perdonare.

365 giorni e più giorni dopo, ho imparato tante di quelle cose…
Ma soprattutto, ho imparato che devo continuare ad imparare.

Il mio anno di ricerca adesso è scritto qui. Nero su bianco. Pubblico perché dev’essere così. Perché solo dall’ultima confessione posso purificarmi davvero. Non cancellare, ma chiudere. Non eliminare, ma sciogliere.

Un anno di.

Il ritorno. La fine di una grande storia d’amore. L’illusione (in)consapevole su una persona lontana. Il vuoto intorno perenne e presente. Le tante serate in casa a studiare, i weekend solitari, le notti agitate – perché ti svegliavi di soprassalto e non sapevi dov’eri.

Il cambio di casa, i viaggi in cerca di qualcosa, l’abbandono dei gatti, dei mobili e delle tue certezze (quanto è facile distruggere e com’è difficile ricostruire).

Un senso di colpa che ti pugnala al cuore.
I sorrisi sempre e comunque, il lavoro – quel lavoro incerto e precario, che chiede molto e dà poco in cambio, che ti costringe a svegliarti anche se per poche ore.

Quei bambini che da anni mi salvano la vita.

La tesi. Le ansie per i primi libri da cercare, gli ultimi esami dati da sola senza le compagne di università. Da sola a districarti tra i documenti della domanda di laurea e svegliarti alle 6 per mettere a posto il capitolo 1,2,3.

Scegliere le tende, il colore della camera e la nuova poltrona. Solo per te.

Scrivere ogni giorno un diario reggiano che vorresti finire, come chi deve scaricare le latrine.

Scrivere agli amici lontani per mantenerli vicini.

Spargere tutto l’amore che sei in grado di dare e non ricevere in cambio nemmeno una persona reale.

Ascoltare una musica di sottofondo che ti accompagna sordamente. Pensare che non ce la farai mai, ma non con la superficialità di chi lo dice e poi non lo fa. Credere davvero che fallirai.

Piangere tanto, forte e a singhiozzi. Ma fare finta di niente per non allarmare la gente.

E le camminate lunghissime in mezzo al verde. I pensieri che si annullano nel niente.

Lo yoga, la piscina, il softball e la bicicletta, per scuotere il corpo, dare una specie di via retta.

L’estate di impegni da esaurimento nervoso, fronteggiare le delusioni di un futuro nascosto, sognare e invaghirsi dei propri sogni.

Il compleanno a sorpresa più strano che ci sia, lo shock di chi ti sveglia e ti fa capire che non vuoi andare via.

Raccogliere di nuovo tutti i pezzetti del puzzle e rimettersi ferocemente al lavoro.

E poi scrivere le conclusioni e sentirsi felici.

Da qualche parte, sentirsi guariti.

Il mio anno di ricerca è una prova che ho superato, il cammino di un alpinista un po’ scemo che alla fine arriva prima di tutti. Volevo svegliarmi un giorno ed avere la soluzione in una mano e la felicità nell’altra. In realtà non ho raggiunto nessuna verità, continuo a non capire ma dev’essere giusto così.

Sono felice quando devo esserlo e triste nei momenti in cui la vita è inevitabilmente una merda. Oscillo e oscillerò come sempre, come facciamo tutti, come è naturale che sia.

Ma quello che cambia, è la serenità di fondo che mi accompagna. Si è installato da qualche parte nel mio essere uno strato molle e piacevole di perfetta serenità. 
Di forza, perché sopravvivrò. 
Di dolcezza, perché amerò.

Di nuovo.

Ho raggiunto il mio obiettivo e l’unica cosa che sono riuscita a fare è stata correre a casa a piangere tra le risate, condividendo con me e solo con me – come è giusto che sia – quel momento di dolorosa soddisfazione.

Ho raggiunto il mio obiettivo e ho dimostrato a me stessa il contrario di qualcosa.

Ho dimostrato che non sono nulla. Che non sono niente. E che proprio questo vuoto, finalmente, mi riempie. 


domenica 10 novembre 2013

Memorias del olvido

Me pasaron tantas cosas
y no me acuerdo de nada
solo del viento y tus ojos
de llorar a carcajadas.

No se cuanto habrá pasado
desde cuando te leía
nunca quise darme cuenta
que no era idea mía.

Hoy no es que rompa cadenas
solo me doy por vencido
y te perdono por todo
por venir y haberte ido.

Si la pena se supera
a mi me importa muy poco
no esperaba que así fuera mi amor
si aun sueño que te toco.

No se dé un tiempo a esta parte
no entiendo como pude desarmarme

Me sobraron tantas cosas
que no pude darte a tiempo
o tal vez nunca exististe
fuiste mi mejor invento.

Hoy mis ojos no te ven
hoy mi boca no te nombra
nadie sabe que me hiciste mi amor
solo mi cuerpo y tu sombra.

No se de un tiempo a esta parte
no entiendo como pude desarmarme
no se de un tiempo a esta parte
no entiendo como pude desarmarme
y como termino.

No te va a gustar - Memorias del Olvido 




Mi sono successe tante cose
E non ricordo niente
Solo il vento e i tuoi occhi
Da piangere a fiotti

Non so quanto sarà passato
Da quando ti leggevo
Non ho mai voluto rendermi conto
Che non eri un’idea mia

Oggi, non è che rompo le catene
E’ solo che mi do per vinto
E ti perdono per tutto
Per venire ed essertene andato

Se il dolore si supera
A me importa molto poco
Non mi aspettavo che fosse così amore mio
Se ancora sogno di toccarti

Non so, da un po' di tempo
Non capisco come ho potuto disarmarmi

Mi sono rimaste tante cose
Che non ho fatto in tempo a darti
O magari non sei mai esistito
Sei stato la mia migliore invenzione.

Oggi i miei occhi non ti vedono
Oggi la mia bocca non ti nomina
Nessuno sa quello che mi hai fatto amore mio
Solo il mio corpo e la tua ombra

Non so, da un po' di tempo
Non capisco come ho potuto disarmarmi
Non so, da un po' di tempo 
Non capisco come ho potuto disarmarmi
E come finì.

venerdì 1 novembre 2013

Dall'alto dei vent'anni

Nota introduttiva personale: in questo periodo sto consegnando una tesi di laurea sudatissima (non perché sia il lavoro più bello del mondo, ma per tutti gli strascichi emotivi che sono stata capace di attaccarci. E vabbé). Passando tanto tempo al computer a scrivere tecnicismi, fatico a trovare il tempo per me, la mia scrittura e questo blog a cui mi sto piano piano affezionando.
Quindi, visto che ho il malsano vizio di rileggere regolarmente i miei scritti del passato, ho deciso di dare un po' di luce all'Erica ventenne (ri)proponendo una cosa che in fondo non era così male.


Dall'alto dei tuoi vent'anni, quando vivi in un'altra città, studi letteratura e sei pieno di sogni.



Nota introduttiva meno personale: qualcuno mi ha detto che un blog è un modo costruttivo per parlare con se stessi. Sono d'accordo. Ma questa modalità così auto-referenziale ormai ha i giorni contati. 

The times they are a-chagin'.

7/10/06


Penso che la felicità non abbia un colore sgargiante, squillante, penso che non sia passionalmente rossa, pacchianamente gialla, sordidamente verde; la felicità dovrebbe essere, se non sbaglio, un pezzo d’ambra, trasparente, pacato, traslucido. Non è una sensazione, nè una risata ma un fossile, il fossile dentro l’ambra.

E l’amicizia è un gesto più che una parola, è silenziosa e discreta, la mia amicizia, e si basa sull’esclusività: tu sei unica, tu sei un pezzo nel puzzle delle mie personalità, e solo tu puoi capire questo. Tieni, a te io do questo e solo a te, perché tu lo tenga; vieni, con te e solo con te stasera io voglio stare.

Tu mi conosci, mi accetti e forse mi capisci; non ho bisogno di parlare di me, non ho bisogno di spiegarti il perché delle cose di prima ma solo, eventualmente, di quelle presenti.

E possiamo parlare del mondo, e non solo di noi, possiamo parlare di tutto, non solo di me.

E le parole che dicono questo, invischiate nell’ambra, senza rimbombo parlano, sono i puntini neri che opacizzano il colore; il contorno che non è inessenziale.

La selezione dell’amore, la selezione dell’affetto, sono inevitabili e vere, molto più vere delle parole che rimbombano all’infinito, dei gesti sforzati (perché quando siamo gentili lo facciamo solo per noi). Io sto in silenzio, amo molto coloro che vedo, molto meno chi non c’è mai, ed è giusto così.

Amo scavare in profondità.


domenica 20 ottobre 2013

Zen Bazar

Una sera da lupi fuori, con lampi e tuoni e il camino acceso a casa dei miei.
Una settimana di studio e solitudine informatica e ora il vuoto del vuoto, anche se non si dovrebbe chiamare così.
Anche se non si dovrebbe mai pensare al passato, e si dovrebbe andare avanti come i muli con i paraocchi, e pensare che quello che verrà domani sarà sempre migliore del presente, che quello che verrà domani sarà migliore in generale, chi lo sa.

A volte ho questa sensazione stranissima di non sapere in quale stagione siamo, a quale periodo dell'anno stiamo per avvicinarci; io ho dimenticato che siamo di nuovo in autunno, che presto mi mancheranno le ore di luce come se fossero aria, che presto il freddo e l'umidità mi faranno piangere per il nervosismo, che presto arriverà la prima neve e con lei una valanga di ricordi, che la mia vita sociale già così scarsa e impostata soggiacerà alle regole dell'inverno padano e si ibernerà inesorabilmente.

Anche se non si dovrebbe mai pensare alle condizioni esterne, e guardare solo il sole interiore, e pensare che quello che esiste è sempre bellissimo, e che siamo noi la chiave di tutto e per tutto.

Sì, certo.

A volte le mie belle teorie zen che mi piacciono da morire e mi aiutano tantissimo, mi sembrano solo un cumulo di stronzate scritte per gente debole, gente a cui la vita non ha dato niente a cui pensare e che ha la straordinaria abilità di crearsi problemi dal nulla oppure - al contrario - gente che l'unica cosa che dovrebbe fare è scappare lontano e fare vere scelte di vita, ma non ha le palle per farlo e allora si rifugia in questa ingannevole non-resistenza e accettazione di tutto (che, se non stai un minimo attento, si traduce in una spaventosa forma di auto-repressione).

Credo che seguire le filosofie orientali mentre sei totalmente immerso in una vita occidentale possa essere sottilmente fuorviante e credo che possa anche indurti a una leggera forma di schizofrenia. Perché applicare fedelmente i principi del distacco e dell'atarassia in una società che di calmo non ha proprio niente, ti porterà a soffocare interiormente le tue parti più nere e più bieche, in una continua lotta con la rabbia, il nervosismo, la frustrazione che gli altri ti gettano inevitabilmente addosso.
Così, o tu ti eleverai a strenuo e isolato paladino della giustizia interiore (con una certa aria di sufficienza del tuo Ego, che mal si addice in realtà a un piccolo Buddha) oppure coltiverai solo nel tuo intimo e piccolissimo giardino queste meravigliose capacità, applicandole a comando come se fossero una tessera punti di uno sperduto negozio biologico.

E nelle relazioni (ah, le relazioni!) applicando fedelmente i principi dell'Amore Universale riuscirai per prima cosa a farti calpestare per bene dalle "persone inconsapevoli", che ti passeranno sopra più e più volte mentre tu gioisci acquisendo conoscenza e consapevolezza per entrambi, poi perderai piano piano tutti gli amici che hai intorno perchè tu, persona illuminata, non riesci a sottostare alle regole comuni e il tuo cuore soffre troppo per le falsità del mondo. 

Predicare l'amore, predicare la gioia, predicare la comprensione e l'accettazione, amare se stessi e trovare il proprio centro… penso siano concetti che in Oriente sono radicati, compresi e sensati, ma applicati alla frenetica e super-individualistica vita occidentale non fanno altro che instillare nelle nostre menti un senso di solitudine ancora più grande, dove il messaggio finale è che "solo tu puoi salvarti", solo tu hai "la risposta"... ovvero, solo tu ti scazzi.

Ti scazzi, ovvero ti arrangi, ce la devi fare da solo dopo un meraviglioso seminario di 3 giorni al modico costo di 500 euro, dove il maestro superiore (anche un po' egoico) ti ha insegnato a chiudere gli occhi ed estraniarti dal mondo. Così poi, quando li riapri, sai che la tua vita fa schifo, ma almeno sei capace di affrontarla con tranquillità e serenità interiore.

E' questa la soluzione proposta? E' questo tutto l'insegnamento che possiamo trarre da millenni di tradizione filosofica e spirituale?

La grande energia cosmica di cui si parla in continuazione, la grande connessione di cui tutti gli esseri umani prima o poi faranno parte, il grande moto di consapevolezza universale, altro non è che un mondo di persone che si sfiorano l'un l'altre? Tutte egualmente sommerse di problemi pratici e tutte egualmente infelici fuori ma felici da qualche parte dentro?

Una serata da lupi e tanta stanchezza interiore portano a pensare che le soluzioni, in realtà, sarebbero maledettamente più semplici.

Che tutti già sappiamo chiaramente dove, come (e magari con chi) vorremmo andare.

Tu solamente chiudi gli occhi e immaginati felice.

Chiudi gli occhi,
immaginati felice,
e prendi un cazzo di biglietto per stare esattamente lì dove vorresti essere.