martedì 17 giugno 2014

To build a home, #2

Ho capito che non fa differenza. Lì o qui, è uguale. La casa non è un luogo, è un posto mentale dove ti prendi cura di te.

Ho capito che non c’è conflitto. Oppure c’è perché lo creo io. Ho capito quante energie perdo e perché: sto coltivando un giardino non mio e non ho abbastanza forze per far crescere per bene il mio verde.

Ho capito che avrò di nuovo una casa perchè avrò cura di lei, perché le dedicherò attenzioni e la riterrò preziosa… la riterrò un investimento e non un luogo di passaggio.

Ho capito che il luogo non fa differenza, perché la casa sono io.


Il posto che ora posso amare, sono io.


giovedì 1 maggio 2014

Vedo stelle che cadono...

La notte dei desideri - Lorenzo Jovanotti Cherubi…: http://youtu.be/293v-uRL6iE

Vedo gli occhi di un uomo che mi ama
E non ho più bisogno di soffrire
Ogni cosa è illuminata
Ogni cosa intorno, in divenire...

domenica 13 aprile 2014

Il miracolo statistico (che cos'è l'amore)

Se ci pensiamo, il fatto che due persone 
si incontrino
e si trovino nello stesso momento della loro vita, nella stessa identica situazione, con gli stessi sentimenti e gli stessi desideri, 
ha dell'incredibile.

Che due individui distinti, 
ognuno con il suo passato irripetibile,
due individui con le loro esperienze uniche,
siano nello stesso tempo allo stesso punto del percorso,
pronti a fare gli stessi passi e a condividere gli stessi sogni, non sembra possibile.

Se ci pensiamo, 
il fatto che due esseri umani possano trovarsi, innamorarsi, parlarsi e avere bisogno l'uno dell'altro nello stesso esatto momento, non sembra davvero possibile.

Da un certo punto di vista,
le relazioni umane che hanno successo sono in realtà dei veri miracoli statistici.


R. Doisneau (un bacio abusato, ma anche questo è un miracolo statistico)

domenica 2 febbraio 2014

Il potere del pensiero positivo - una storia spagnola

[una vecchia storia che mi aiuta a pensare a come la mia vita si sia magicamente incastrata negli ultimi tempi. Come se trovando tanti piccoli pezzi sparsi del puzzle, avessi finalmente visto il quadro generale. O gli ingranaggi che girano da soli]

Quando lavoravo in Spagna, uno dei miei compiti era aiutare i ragazzi dai 18 ai 30 anni a diventare, come me, volontari europei. Tutti quelli che venivano al Centro per chiedere informazioni, passavano dalla mia mini-scrivania per avere depliant informativi e per conoscere una volontaria “in carne e ossa”.

Nella mia routine, spiegavo come funzionava la ricerca, davo loro consigli e se serviva correggevo il curriculum in inglese e cose così. C’è da dire che trovare un progetto EVS non era affatto facile: io stessa avevo mandato centinaia di email e lettere di presentazione, per poi trovare il progetto giusto solo dopo mesi. Era come cercare lavoro, però in un altro paese…

Un giorno si siede alla mia scrivania una ragazza di 20-22 anni accompagnata dalla madre.
Entrambe sorridenti, solari, gentili, mi hanno trasmesso allegria solo a vederle.
Mi chiedono le solite informazioni, io spiego come funziona il programma, consegno i volantini e poi lascio a loro la parola. La ragazza mi dice: sai, io avevo già dato un’occhiata su Internet e voglio andare qui. Come posso fare?
Aveva indicato una comunità per bambini in una piccola città del Belgio.

Ne è così convinta che a me dispiace disilluderla, ma la invito a cercare altre opzioni: non sappiamo se quella associazione stia cercando volontari proprio ora, magari il suo profilo non va bene e magari la Commissione Europea non approva il progetto.
Lei non si scompone. Mi dice che casualmente la settimana seguente deve andare a trovare una sua amica che vive a Bruxelles, e visto che la cittadina non era tanto lontana, avrebbe fatto un salto lì a portare la sua candidatura. Posso farlo? Mi chiese.
Ma certo! Però ti ripeto, non sempre è possibile attivare la convenzione… dipende dalla burocrazia, dalle scadenze, bla bla bla.

La madre si schiera timidamente dal mio lato, ma trasmette quasi più entusiasmo della figlia.
Io consegno loro il materiale, auguro in bocca al lupo e ci salutiamo.

Come ero solita fare, nei giorni seguenti invio a tutti i ragazzi le offerte di volontariato sparse per l’Europa e registro anche il suo indirizzo. Lei non mi risponde mai.

Eppure.

Qualche settimana dopo, la mia responsabile, tra una chiacchiera e l’altra, mi dice: sai la ragazza tal-dei-tali? (accidenti, non ricordo più il nome...) Quella che è venuta con la madre e che voleva andare in Belgio? L’hanno presa! Alla prossima scadenza parte!

Me lo sono fatta ripetere due volte perché non ci potevo credere.
Avevo almeno una ventina di ragazzi in lista d’attesa da molto più tempo, che non trovavano uno straccio di progetto…  E questa si presenta in Belgio, curriculum in mano, e riesce a fare esattamente quello che vuole.

Io il suo sorriso e la sua energia me la ricordo ancora, a distanza di quasi due anni. E a volte mi chiedo come poi sarà andato il suo progetto, se si è trovata bene, se ha imparato delle cose…
(Accidenti, ho dimenticato il nome, o avrei potuto chiedere di lei.)

In fondo credo che.
A volte credere in qualcosa con tutto se stessi semplicemente serve.
A volte presentarsi con un semplice sorriso alla vita, semplicemente serve.

E che il primo passo per ottenere quello che vogliamo è sapere che cosa si vuole.
Inseguendolo, possibilmente, con un curriculum in una mano e una vagonata di assertività nell’altra. 



lunedì 23 dicembre 2013

Ready to go, ready to Thai

Viaggiare ancora una volta significa allargare i confini.
Viaggiare ancora una volta significa conoscere nuove persone.
Viaggiare ancora una volta significa conoscere ancora me stessa.
L’ultima sfida del mio 2013. Una nuova meta, un nuovo zaino-valigia e questa volta tanti sconosciuti compagni di viaggio.
Ma non solo.
Questa volta, un posto in cui voler tornare.
Chiudere per un po’ le cose in un cassetto per sapere dove andarle poi a ritrovare.
Sta zitta la vocina che pensava: “magari non tornassi più”.
Anche queste settimane saranno qualcosa che arricchisce la vita, la mente, il cuore, che daranno nuovi strumenti, nuovi stimoli, sazieranno la mia iperattività emotiva, ma questo viaggio non sarà il modo (meno) semplice e rapido per scappare da me stessa.
No.
Io mi porto con me, mi porto in giro a conoscere il mondo, a scattare foto, risate, souvenir, e poi torno a casa e ho voglia di essere me stessa + 1.
Ed uno più uno farà sempre due.

Viaggiare ancora una volta, ancora più lontano, ancora più difficile, con un bagaglio di roba sulle spalle che sembra pesante e in realtà è leggerissimo.
Perché io ho capito, ho capito cosa portare, cosa limare, cosa lasciare, ho capito (alcune volte) l’essenziale.
Ho capito per me cosa significa viaggiare.


“Why do you go away? So that you can come back. So that you can see the place you come from with new eyes and extra colors. And the people there see you differently, too. 

Coming back to where you started is not the same as never leaving.”

 
Thailand is called: the land of smile...

domenica 15 dicembre 2013

Love talks

Ci sono due modi di vivere. Uno: dominati dalla paura; l’altro: orientati verso l’amore.

Vivere dominato dalla paura non ti condurrà mai a un rapporto profondo. Resti impaurito e non tolleri l’altro, non permetti all’altro di arrivare fino al tuo centro. Gli dai il permesso fino a un certo punto – poi c’è un muro e tutto si ferma.

La persona orientata verso l’amore è la persona religiosa. Una persona orientata verso l’amore è una persona che non ha paura del futuro, che non ha paura dei risultati e delle conseguenze, che vive qui e ora.
Se sai vivere in questo momento, nel momento presente, in questa pienezza, solo allora sai amare. L’amore è un fiore raro. Fiorisce solo ogni tanto. Milioni e milioni di persone vivono nella falsa convinzione di essere innamorate. Credono di amare, ma è soltanto una loro idea.

L’amore è un fiore raro perché fiorisce soltanto quando non c’è paura, mai prima. Questo vuol dire che l’amore può accadere solo a una persona profondamente spirituale, religiosa. Il sesso è per tutti, la conoscenza superficiale è per tutti. L’amore no.
Solo quando non ti senti impaurito, allora non c’è nulla da nascondere, allora puoi aprirti, allora puoi eliminare tutti i confini. E allora puoi invitare l’altro a penetrare fino al tuo centro.

E ricorda: se permetti a qualcuno di penetrarti profondamente, anche l’altro ti permetterà di farlo, perché quando lasci che qualcuno ti penetri, crei fiducia. Quando non hai paura, l’altro diventa intrepido.

Nell’amore che vediamo oggi intorno a noi, la paura è troppo spesso presente. Il marito ha paura della moglie, la moglie ha paura del marito. Gl’innamorati hanno sempre paura. Non si aprono, non eliminano i confini. Ma questo non è amore. È soltanto un contratto fra due persone impaurite, che dipendono l’una dall’altra, che si combattono, si sfruttano, si controllano, si dominano e si posseggono – ma non è amore.

Cos’hai da perdere? Niente. Questo corpo sarà preso dalla morte. Prima che sia preso dalla morte, fanne dono all’amore. Tutto ciò che hai ti verrà tolto. Prima che ti sia tolto, perché non condividerlo? Questo è l’unico modo di possederlo davvero. Se sei capace di donare e condividere, sei il maestro. Ti verrà tolto. Non c’è niente che puoi tenere in eterno. La morte distruggerà tutto.

Allora cos’è questa paura? Perché hai così tanta paura?
Anche se si venisse a sapere tutto di te e tu diventassi come un libro aperto, perché aver paura? In quale maniera questo può farti del male? Sono solo idee sbagliate, condizionamenti dati dalla società – che ti devi nascondere, che ti devi proteggere, che devi stare sempre in guardia, che tutti sono dei nemici, che tutti sono contro di te.
Non c’è niente di cui avere paura. Questo deve essere compreso prima che possa accadere una vera relazione sentimentale. Non c’è niente di cui aver paura.

Meditaci su. E poi permetti all’altro di entrare in te, invitalo a entrare. Non creare barriere da nessuna parte, diventa un passaggio sempre aperto, senza porte, senza lucchetti. Allora l’amore è possibile.

Quando due centri s’incontrano, nasce una cosa nuova. Questa cosa nuova è l’amore. Ed è proprio come l’acqua – la sete di tante e tante vite viene appagata. Improvvisamente ti senti soddisfatto.
Quello è il segno visibile dell’amore; ti senti contento, come se avessi raggiunto tutto ciò che desideri. Non c’è più nulla da conseguire ora; sei arrivato alla meta. Non c’è un’altra meta, il destino si è compiuto. Il seme è diventato fiore, è arrivato alla completa fioritura.

Una profonda contentezza è il segno visibile dell’amore. Ogni qualvolta una persona è innamorata, si sente profondamente appagata. L’amore non si può vedere, ma la contentezza, la soddisfazione profonda tutt’intorno… ogni suo respiro, ogni suo atto, il suo essere stesso è contentezza.

Puoi sorprenderti quando dico che l’amore ti rende privo di desideri, ma il desiderio viene dall’insoddisfazione. Desìderi perché non hai. Desìderi perché pensi che se avrai qualcosa, sarai contento. Il desiderio viene dalla scontentezza.
Ma quando c’è l’amore e i due centri si sono incontrati, uniti e dissolti, ed è nata una nuova qualità alchemica, ti senti appagato. È come se l’intera esistenza si fosse fermata – non c’è più movimento. Allora, il momento presente è l’unico momento.

Per questo ti dico: l’amore fa sparire i desideri. Sii coraggioso, liberati dalla paura, sii aperto. Lascia che il centro di un altro s’incontri con quello che è in te e attraverso questo rinascerai, si creerà una nuova qualità dell’essere.
Se c’è l’amore, sentirai veramente per la prima volta che l’esistenza è divina e tutto il creato è una benedizione. Ma c’è molto da distruggere prima che ciò sia possibile. Molto dev’essere distrutto prima che ciò sia possibile. Devi abbattere tutto ciò che crea delle barriere dentro te.
Fai dell’amore un sadhana, una disciplina interiore. Non permettere che sia soltanto una cosa frivola, non permettere che sia solo un’occupazione della mente. Non permettere che sia soltanto una soddisfazione del corpo. Fanne una ricerca interiore.

La chiave di base è questa: devi permettere all’altro di penetrarti sin nel recesso più profondo del tuo intimo, fino alle fondamenta del tuo essere. La distruzione dell’ego è la meta. Da qualunque porta si entri nel mondo interiore – dall’amore, dalla meditazione, dallo yoga, dalla preghiera – qualunque sentiero si scelga, la meta è la stessa:
la distruzione dell’ego, buttare via l’ego.


Osho, Love Talks

martedì 3 dicembre 2013

Le anime

[non ho parole e allora rubo quelle di qualcun altro]

"Le anime si incontrano per caso,
per curiosità, per determinazione.
In tutti i casi, l’incontro ha sempre del miracolo.
Nella coincidenza,
la componente magica è più evidente,
ma decidere, partire, muoversi a tempo,...
fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo
è miracoloso
come la costruzione di tutte le cose immaginate."

Vinicio Capossela


"Another sunny day"